Bianco Dei Muni Daniele Piccinin 2017

Maggiori Informazioni
Tipologia Vino Bianco
Uvaggio Chardonnay - Durella
Denominazione Veneto I.G.T.
Annata 2017
Bottiglie prodotte 12000
Gradazione 13.5%
Cantina Daniele Piccinin
Formato Bottiglia 0,75 lt
Agricoltura coltivazione organica
Paese Italia
Regione Veneto
Abbinag(i)usto Fritture, Pesce azzurro al forno

Il bianco dei Muni è composto da chardonnay per il 70%, pinot grigio 20 % e durella per il restante 10%. Nel 2016 è stata cambiata completamente la vinificazione , al fine di vedere cosa si poteva ottenere con delle pressature dirette e fermentazioni con il controllo della temperatura. Per ogni varietale del bianco sono state pressate le uve intere fino a tre/quarti per poi farle fermentare in acciaio con affinamento per 10 mesi e altri 8 mesi di bottiglia. 

I 3 Sensi
Il Bianco dei Muni al naso presenta una notevole ricchezza olfattiva centrata su note di frutta matura dominata dalla mela cotogna dalla pesca gialla e dalla nespola, sulle quali si inseriscono sfumature floreali con il tiglio e il caprifoglio in primo piano esaltate da note di frutta secca, spezie fini e lievito biscottato. In bocca presenta una spiccata sapidità, legata alla macerazione con le bucce ed alla spiccata acidità espressa dall'uva Durella, unita ad una buona struttura e mineralità, che sfocia in una notevole lunghezza retrogustativa.

Abbinamenti

Accompagna perfettamente frittate, sformati di verdura e pesce azzurro grigliato o fritto. Ottimo anche su un coniglio in porchetta con carciofi e mele.

Agricoltura coltivazione organica
SKU
PICVIBMXX
10,00 €
Non disponibile
Tipo di bicchiere
Servire a: 10°-12°C

Daniele Piccinin

Daniele Piccinin Muni

Daniele Piccinin fa un percorso inverso rispetto al consueto continuo del lavoro dei padri o talvolta dei nonni. Questa volta il produttore comincia dal cliente finale: parte dal mondo della ristorazione, si diploma in alberghiero e dopo qualche anno apre con un amico un ristorante che punta sulla cucina di ricerca, non tradizionale. Si trovano in cucina in due, entrambi chef, e si rendono conto che il vino ha un ruolo fondamentale per comunicare a 360° le loro idee creative, il bicchiere deve parlare la stessa lingua del piatto. A scegliere la sala è proprio Daniele che si appassiona al vino, approfondisce la teoria con corsi di sommelier e la pratica con degustazioni e attività in cantine dove fa  un vero e proprio lavoro/studio. L’obiettivo era ora capire come si fa il vino, come si trasforma l’uva e come arriva nel bicchiere dei suoi clienti per saperne tutto e per poterne raccontare al meglio le caratteristiche.

La curiosità diventa una vera passione e dal 2006 una filosofia di vita. Vende la sua parte di ristorante e acquista dei terreni intorno a una vecchia casa di famiglia.

Continua con la ricerca del non tradizionale anche in vigna: sceglie da subito di dedicarsi al vino in maniera del tutto naturale, con i suoi problemi, incertezze, esperimenti, ma poi tante soddisfazioni. Dice “ho imparato a fare vino…” e poi si corregge subito, “imparato…una parola grossa” c’è sempre da imparare, ma il primo insegnamento gli arriva proprio dalla natura stessa, sperimentare il meno possibile, perché ogni intervento è una manipolazione del frutto e della terra e il suo obiettivo principale è far si che dal suo vino si beva il territorio, tale e quale com’è. Vuole rendere giustizia a un vitigno sconosciuto ma autoctono, la Durella, una varietà che esiste da mille anni ma che rischia di andar persa. Anche questa scelta la dice tutta sulla sua determinata filosofia e profonda umiltà..

I suoi vigneti si estendono  3,5 ettari a San Giovani Ilarione in provincia di Verona, ai piedi della Lessinia nella valle d’Alpone (sul versante sud-est del monte Cimo, tra i 300 e 500 metri s.l.m.). La vallata è esposta da nord a sud e i due versanti sono estremamente diversi, uno ha suolo vulcanico, l’altro argillo-calcareo che permette vigorie e condizioni migliori per la Durella che Daniele coltiva.

La Durella è un vitigno medio tardivo, germoglia tardi, diversamente dallo Chardonnay, con cui taglia la Durella per poterla comunicare al mondo del vino con la giusta dignità. La raccolta va dalla prima decade di ottobre alla prima di novembre e questa sovra maturazione dell’uva rende al vino estrema complessità. L’acidità ha un ruolo fondamentale, da 2.9 di ph e da 7 a 11 di acidità.

Daniele è un altro di quelli che parla del suo vino come una creatura, da indirizzare all’inizio e poi da lasciar esprimere una volta seminate le basi. E come ogni creatura da tutelare, gli ostacoli e i pericoli ci sono sempre. I suo peggior nemico è l’ossigeno, non usa solforosa se non quando proprio è costretto, ma nell’esperienza ha compreso metodi per limitarla o escluderla completamente, con accorgimenti in fase di travaso che non alterano il gusto e non inquinano il vino.

Prodotti della Cantina

Recensioni dei clienti

Excellent vin naturel, facile à boire même pour les non initiés. Grazie mille
ottimo vino
annata 2014 buon profumo ,ma in bocca troppo citrico
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