Affascinante Sardegna. A cena con Gianfranco Manca

Azienda Panevino e gli straordinari e introvabili vini di Gianfranco Manca
Di Nte Di e Boxi'e Croxiu

Su terreno vulcanico, spaccato dal sole, si affacciano su un panorama da urlo le vigne vecchie (anche 90 anni) di Gianfranco Manca, che segue con autentica energia e grazia il lavoro di suo nonno.

Dove siamo?
Nurri (Sa) Sardegna - 1 Settembre 2017

E' passato poco più un mese dalla nostra visita alla cantina Panevino e il caldo torrido e le terre inaridite dalla caligola sarda sembrano un ricordo lontanissimo.

Che esperienza conoscere Gianfranco Manca, quelle persone che te le ricorderai a lungo anche se si è condiviso solo qualche ora insieme.

Siamo a Nurri, a 2 ore da Cagliari verso il cuore della Sardegna, a 40 km dalla Giara di Gesturi, un luogo incredibile, lunare in estate e paradisiaco in primavera.

Un altopiano abitato solamente da cavalli selvaggi (no, non è una favola! Tutto vero! esiste ancora un posto al mondo dove i cavalli sono liberi!).


 

I cavalli della Giara di Gesturi

Le depressioni dell'altopiano, chiamate Paulis, d'inverno si riempiono d'acqua piovana permettendo una natura lussureggiante in primavera che talvolta perdura anche in estate.

Non è stato però il caso dell'ultima estate, dove le temperature sono state sempre elevatissime, e la pioggia si è fatta desiderare per ben 7 mesi.

Questa è la Giara come l'abbiamo conosciuta noi...lunare, silenziosa, incredibile.

I cavalli della Giara di Gesturi

Il paesaggio nuragico ci anticipa con buon auspicio la visita alle vigne di Panevino.

Inquieto Gianfranco Manca

Su terreno vulcanico, spaccato dal sole, si affacciano su un panorama da urlo le vigne vecchie (anche 90 anni) di Gianfranco Manca, che segue con autentica energia e grazia il lavoro di suo nonno.

Gianfranco è in una parola sola un puro, lontano dai diktat del marketing e dei social, anarchico, ermetico e contemporaneamente espressivo.

Gianfranco Manca Panevino

Un inquieto, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti e obiettivi. E' la sua natura e non ha paura di dirlo forte e chiaro, piaccia o non piaccia (a noi è piaciuto molto).

Dai suoi racconti, dal suo modo di essere, viene in mente Bernardo Soares de "Il libro dell'inquietudine" di Pessoa, la stessa ideologia di viaggiatore dove la tristezza di Soares è sostiuita in Gianfranco con un'intelligente ironia e piacevolezza.

E' il vignaiolo indipendente da tutto, dalle regole della velocità, dal commercio, dalle mode, ma anche dal territorio e dalla scelte delle natura, che accetta e asseconda con coscienza.

Quest'anno, a settembre, quando tutti si affrettavano alla raccolta anticipata per via delle temperature altissime, (anche 42°) Gianfranco non ci ha pensato molto: con lucida e chirurgica decisione sceglie di rischiare e sacrificare i grappoli meno resistenti alla caligola per un'uva più ricca di qualità e sostanze.

E' un uomo deciso e sicuro di sè tanto da non farsi spaventare dalla calda estate, dalla pioggia assente, nè dalle sempre più basse rese. Sa quello che vuole: un vino ricco di sostanza. Così pazientemente ha atteso la prima pioggia, che finalmente a metà settembre è arrivata donando al grappolo la giusta ricchezza e la grande sostanza. Non è difficile immaginarsi il momento di festa di Gianfranco e la sua famiglia a braccia alzate al cielo sotto l'acqua vitale.

Le sue idee sono così chiare che si mette a ridere quando sente parlare di terroir. Non ci crede, non crede nel vino che rispecchi il terroir perchè il terreno che ha intorno è distrutto ogni anno dagli incendi, destinato per lo più alla pastorizia, inaridito dal sole e dalla mano dell'uomo sfruttatore della natura.

Il concetto

Il suo vino deve sapere della mano di chi lo fa e di chi lo ragiona. Anzi, non è lui a ragionare su che vino produrre, ma è il vino stesso a suggerirglielo e a comunicargli un concetto. Da qui l'anima intellettuale!

Prima di conoscere Gianfranco pensavamo che la sua produzione ogni anno diversa, le sue etichette sempre nuove, la sua irrequietezza fosse tutto una sua provocazione. Ci sbagliavamo!

Ogni anno un vino, un'etichetta, un nome diverso perchè ogni anno quel vino ha la sua storia ed è proprio il nome a raccontarla.

E allora "Mariposa" evocato da un lavoro teatrale fatto con una classe di bambini

"Boxi'e Croxiu" nato dal torchiato di ciascuna delle sei o sette diverse vinificazioni fatte con la vendemmia 2014. "La voce della buccia" è la traduzione, e viene dal fatto che in diverse lingue il termine Press indica sia il torchio che la stampa e Boxi'e Croxiu potrebbe essere il nome di una ipotetica testata giornalistica che racconta, che"contiene" i fatti ovvero la parte piu' esteriore, piu' manifesta, piu' rude ,ma che al tempo stesso "protegge il contenuto".

"Di Nte Di" nato dalla vendemmia 2016, piuttosto generosa. Gianfranco riesce a mettere in bottiglia un pò di Nuragus e Semidano, vinificato in acciaio con un concetto di vino quotidiano, da mettere sulla tavola. Da questa idea il nome che sintetizza perfettamente la naturalezza di questo prodotto: di tutti i giorni.

"Alvas" è uno dei due vini bianchi prodotti ogni anno e anche quello che non cambia mai etichetta. Alvas in Sardegna significa bianco.

"Pikade" è il vino che più rappresenta Gianfranco e la sua cantina, il solo rosso ad essere ripetuto ogni anno e che prende sempre più identità.

Nemmeno a dirlo: nessuna pratica invasiva, le vigne, come i sui vini, sono liberi come i cavalli della Giara, di esprimersi in eleganza, sapidità, freschezza e profondità.

Dei circa sei ettari vitati produce in media 15-20mila bottiglie l'anno, difficilissime da reperire perchè quasi tutte sono destinate per l'estero. Ma non è qui che vorremmo dilungarci sui vini perchè ogni descrizione sarebbe un immeritato riassunto di un personale e intimo lavoro di concetto, per cui lasceremo a voi l'esperienza.

Ci ha colpito? Beh direi di si, nel cuore per la sua genuina accoglienza e nella testa per la profondità e intelligenza.

La cena con la sua famiglia è stata la ciliegina sulla torta di un viaggio enologico in Sardegna, una cena a base di prodotti di stagione del suo orto e l'immancabile pecora. Poi, i suoi straordinari vini, che non sapranno di terroir ma che a noi hanno raccontato di salsedine, di macchia mediterranea e del suo tipico aroma a tratti pungente a tratti dolce che è difficile togliersi dalla testa.

Quel profumo che i provenzali chiamerebbero garrigue, ma che solo in Sardegna abbiamo sentito così forte e buono.

Affascinante Sardegna, a presto!

I vini Panevino

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