Cosa rende il Bordeaux un vino di fama mondiale?

A Mirò,

 

Fuori il maltempo della fredda notte, all’interno Francesco pennella nelle nostre menti i castelli di Bordeaux. Tesse la sua trama, come di tannino, frutto di lavoro monacale. Tassello dopo tassello, perla dopo perla. Come l’orafo con il metallo nobile, mescola ricordi, capitoli di libri e parti recitate. Ci trasferisce tratti di sé. Tralci della sua vita personale e professionale si srotolano davanti ai nostri occhi, annate di studio, incontri, amicizie, chicche ed aneddoti.

Ci parla, con sentito rammarico, dell’assenza di cicatrici, degli sguardi sghembi non pervenuti, di divagazioni sul tema ormai assenti tra gli châteaux. Imperfezioni barattate per vini regolari, elementari, rassicuranti nel loro triumvirato alcol-tannino-volume, in cui negli ultimi anni è venuta a scarseggiare una parte di spirito.

La voce ci incanta come sonagli tra vini d’isolamento e quelli d’intreccio, tra vini di preghiera e quelli di mercato, tra vini di pensiero e altri invece pensati.

 

Lo seguiamo ammutoliti, attoniti, quasi frastornati come legno in burrasca tra riva destra e sinistra.

 

Siamo rapiti, chiederà riscatto?

 


 

I vini:

 

Château Lafleur 2014 

Legno di cedro finissimo, poi parti verdi e piperazina. Spicchi di mandarino e mix di cacao a sprazzi illuminano il naso. Cioccolati anche in attacco di bocca che anticipano un fiore definito e piccole ciliegie. Un vino fitto e materico, con parti di sasso e grafite. Una spina dorsale acida lo attraversa e sostiene. Sul finale ancora un filo di legno e un ricordo di affumicato.

Un vino puro, trasparente come un diamante.

 Lafleure

Château Talbot 2014

Si avvia rigoroso e scuro alla prima olfazione con un’escalation di frutti rossi. Poi agrume e pirico da legno. Parti scure anche in apertura di bocca, con il frutto appena abbozzato. Carnoso, concentrato con sedano e cioccolato. Giunge anche il pepe nero e accenni di selvatico.

 Chateau Talbot

Château Lafite-Rothschild 2014

Subito monacale e serrato con la china che primeggia. Affiora d’incanto un frutto di finezza disarmante, cinto di parti bianche. Al sorso il liquido vola sulla volta palatale potente e senza peso, lasciandoti attonito e bramoso di un nuovo sorso. Succo, sale e saliva.

Lungo, di magistrale eleganza con croccantezza e materia. Perfetto.

 Chateau Lafite Rothschild

Cos d’Estournel 2014

Frutto e vaniglia nera seguite in bocca da un lieve spunto alcolico e spezia minuta. Parti di  cioccolato al latte e note dolci si aggiungono con l’aria. Un vino giocato sul velluto, con una ricerca malcelata delle morbidezze. Impostato.

 Cos D'Estournel

Château Talbot 1998

Apre con tratti di foschia, tra momenti fumosi ed altri di tabacco. Si scoprono lentamente il peperone nobile, l’idrocarburo e l’ottone. Spirito selvaggio anche in bocca, dove non mostra una dinamica particolarmente vivace con un tannino “polveroso” e chiusura tra muschio e balsamico.

 

Château cos d’estournel 1998 – saint estephe

Il naso come esempio della classica terziarizzazione bordolese. Balsamico, cedro, china e foglia bagnata. Poi si affacciano chiodo di garofano, pepe e un ricordo di frutto. La bocca segue la linea tracciata dal naso con tannino fine da apparire quasi magro. In bocca movimento elegante e vellutato. Un tocco. Il bicchiere chiama il successivo. Ed ecco tabacco e cuoio al fotofinish!

 

Château Haut-Brion 1996

Subito tratti di smalto e di ciliegia vivida. Note di sottobosco e frammenti porcini. In attacco tra le fauci note fumose, tra sigaro spento e cenere del focolare. L’acidità lo trasporta quasi spavalda, ma con somma finezza nel suo fiero incedere. Risale la parte bagnata nobile, con nuovi richiami boschivi e balsamici. In grande spolvero.

 

Château Angelus 1992

Di primo acchito si presenta un naso roboante tra parti verdi e frutto cangiante. Poi si adombra per qualche minuto in sentori caffeani che fuggono via per declinare su parti affumicate nobili e tartufo. Nella progressione un lato quasi esotico si azzuffa alle foglie bagnate. In bocca appare dinamico e definito. Tanta è l’energia che in alcuni punti sembra addirittura scoppiettare. Mostra tutto il suo fascino in allungo. Anche qui tornano sale ed evoluzione.

Bonus track alla cieca: Opus One 1999

Naso di cappero e oliva, con un forte accenno salato. Fa capolino la foglia di the. In bocca parte un filo tondo e spranga salato, con una trama tannica che incespica lievemente. Anche in bocca esce l’oliva scura e parti fumose. Sembra chiudere su legno umido e terra, poi sopraggiungono china e parti d’inchiostro. In bocca si muove bene, ma quasi a corto di fiato.

 Opus One 1999

 

abbinamenti gastronomici degustazione 

Credits:

-         Il racconto risale alla notte del 23/2/2018 durante il seminario “Grandi Bordeaux tra nuovi e vecchi millesimi” a cura di Francesco Falcone presso Galli Enoteca Senigallia.

-         Grazie per il loro duro lavoro a Guido, Monica, Nicola Emanuela dello staff di Galli Enoteca, roccaforte del vino di qualità rispettoso di ambiente e consumatore.

 

 

A cura di Valerio Briss



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