Etna: una terra unica. Sbalorditivi vini di montagna al sud

Etna cime sommitali

Ancora sull'agricoltura eroica. Questa volta l'eroe è colui che collabora con il mistico vulcano: il Mungibello, Etna.

Visitare la zona dell’Etna e le sue cantine è sempre un desiderio spinto da forte curiosità per gli amanti del vino, ma in questi luoghi ci si inoltra inconsapevolmente oltre l’amore per il vino: lo stordimento è inevitabile, in positivo ovviamente.

 


 

 

IL PRIMO IMPATTO CON L'ETNA

Il nostro incontro con l’Etna è stato completamente sbalorditivo.

Immagina di partire dalla costa agrigentina con una media di 40° e piedi nella sabbia, tagliare la Sicilia passando gradualmente da un paesaggio di mare con scogliere bianche di marna e gesso, verde abbagliante della vegetazione mediterranea, a un paesaggio sempre più brullo, con terra bruciata dal sole, colline via via sempre più spoglie e irte.

Etna Cime sommitali

Continua a immaginare: dopo appena due ore di macchina con ancora la salsedine addosso, poggiare i piedi sulla terra lavica, nera come la pece, a 3000mt slm con 10° e vento penetrante, tutto intorno che parla di montagna, anche l’accento delle persone, il clima, lo spazio, le abitudini, il cibo ecc ecc.

Lo shock è inevitabile.

Ci si sente un po’ come astronauti sulla luna, in effetti il paesaggio è piuttosto lunare.

Visitare prima i crateri sommitali del mistico vulcano, è stata una scelta vincente e una chiusura del cerchio per capire meglio le vigne del versante nord etneo e la zona Quotamille che ancora ci stanno aspettando.

 

ORIGINI DELLA VITICOLTURA IN ETNA

Etna cartina rilievi

La viticoltura ha origini molto antiche, in una terra dominata e influenzata da fin troppe culture, il ruolo del terroir qui, sembra esser nato molto prima che altrove.

Già dal 1800 si parla di contrade, e sul versante nord hanno significati ben precisi e caratteristiche organolettiche definite.

Fino ai primi anni del 2000 però non fu sempre florida l’economia del vino. Grave fu la crisi economica durata quasi un secolo, che se da un lato ha penalizzato la comunicazione di vini speciali come quelli etnei, dall’altro, in un certo senso, è stata anche la sua fortuna di oggi.

Una caratteristica ricorrente delle vigne è la presenza quasi predominante di viti a piede franco. La motivazione? Sicuro per via del terreno vulcanico e in prevalenza sabbioso che non piace alla fillossera, ma anche perché i contadini impoveriti dalla crisi economica non avevano né mezzi né conoscenza né tantomeno denari da investire sugli innesti con viti americane, mettendo a rischio il raccolto ma, con il senno di poi, è stata una concatenazione di eventi vincente.

Non che da viti a piede franco nascano necessariamente vini più espressivi o migliori, ma è indubbio che l’innesto su base americana è in ogni caso un intermediario tra il suolo e la pianta.

A noi piace molto l’idea mistica della vite a piede franco ed è indubbia l’atmosfera che si respira girando tra le viti inerpicate su pendii importanti.

 

CHE CONFUSIONE: DOVE SIAMO?

Trenino etneo

Scendendo, dando le spalle al monito del vulcano, la strada principale passa tra vigne da un lato e la ferrovia bianca del trenino etneo, che stacca sul nero della terra lavica, dall’altro.

Ambientazione e clima di montagna, con pendii sulla sinistra, prima dolci poi sempre più ripidi, dove il paesaggio lunare delle colate laviche non ha intimidito l’intervento antropico.

Spiccano palmenti di inizio secolo e la precisione della grafia delle viti sulla terra nera, bordate da muretti di pietra lavica a secco.

 

Muretti a secco vigne Etna

A tratti sembra di essere in Borgogna: il cielo è un po’ plumbeo; la strada taglia tutti i piccoli nuclei urbani e a sinistra le vigne, come tra i monasteri francesi. In più la presenza dei muretti a secco ne richiamano il ricordo, ma allo stesso momento viene in mente la Valtellina, gli agricoltori eroici, la tradizione dei muretti tramandata da generazione in generazione.

Poi però, assaggi un Etna Rosso e ti sembra di bere un Nebbiolo.

Che confusione! Invece è ancora Sicilia!

 

IL SUOLO VULCANICO: PRO E CONTRO

Strada del vino Etna Quotamille

Passiamo per Milo, Linguaglossa, Solicchiata, Passopisciaro, Randazzo e ci addentriamo sulla strada parallela alla statale, la cosiddetta strada provinciale Quotamille.

Esattamente come in Borgogna la parte più alta è un fitto bosco. La vegetazione cambia nell’arco di qualche minuto tanto sono ripide le pendenze.

Si passa dai limoni e dalla macchia mediterranea a querce e castagni.

Il bosco incolto e naturalmente imperfetto convive perfettamente con la precisione stilizzata delle viti coltivate ad alberello su terrazzamenti disegnati a china su terreno sabbioso in superficie, ma roccioso subito sotto.

Sabbia lavica Etna

La conformazione del terreno è impossibile da definire, tanti sono gli strati di lava sedimentati, tanti sono i metalli e la composizione mineraria di detriti che il vulcano lascia, passando e ogni volta cambiando forma, linee e componenti geologiche.

Si dice che la cima sommitale cambia altimetria ad ogni colata lavica. Nulla è definitivo qui, neanche la montagna o Mungibello, come la tradizione popolare ama chiamarlo.

Si comprende bene l’incredibile lavorio della natura esplosiva in questo caso più che mai, guardando l’arcipelago di piccoli crateri sparpagliati intorno al principale, dalla zona sommitale. Ogni cratere assume sfumature di colori netti che variano dal bianco del solfato di sodio al rosso del solfuro di arsenico, ferro e rame al blu del basalto al giallo che domina con la forte percentuale di zolfo.

Cime sommitali colore crateri Etna

Le carte vengono mescolate ogni volta, ma questo susseguirsi di materiale lavico rende il terreno sottostante estremamente drenante e non essendoci ristagni d’acqua, è questo che favorisce la lunga vita alle vigne, spesso anche oltre i cento anni. Chiaro ora comprendere come non ci sia mai la stessa forma: ad ogni colata lavica l’ambiente muta, le rocce cambiano, la strada di lava minaccia di cancellare tutto, e via via si sedimentano nuovi strati.

Tutto vive in funzione del Mungibeddu che ha sempre intorno a sé un’aurea di misteriosa sacralità.

Tutti i comuni etnei, sviluppati ai suoi fianchi, hanno sempre sacrificato edifici e terre ma anche saputo sfruttare ciò che il vulcano togliendo lascia, come la pietra lavica con cui erigere di nuovo. Tutto così armonico nell’insieme, come se anche gli aspetti antropici fossero opera del vulcano stesso.

Ma torniamo al vino.

 

IN CERCA DI CANTINE

Frank Cornelissen vigna MagmaPer buona parte del XX secolo ha avuto vita difficile, vini poco considerati che a fatica uscivano dai confini regionali, fino a quando ad interessarsene è stata qualche figura eclettica e lungimirante, per lo più esteri, che decisero nei primi anni del 2000 a stabilirsi sul versante nord, innamorandosi dapprima dell’Etna Rosso e della zona poi. Ne è l’esempio il nostro amico Frank Cornelissen.

Broker belga di vini che tra leggenda e verità, la storia narra si sia innamorato di un Etna Rosso bevuto alla cieca e scambiato per un nebbiolo. Frank, in anni non sospetti per un vino semi sconosciuto, è diventato insieme agli altri, un propagatore di vino etneo. La forza e la bellezza di quest’area è la stima e la solidarietà tra produttori, che collaborano nel rendere giustizia a un grande vino.

Si stimano, lavorano in squadra, ognuno nel suo micro fazzoletto di terra ma insieme per diffondere il verbo.

In meno di un ventennio l’Etna Rosso si è posizionato sul mercato nazionale e internazionale ad alti livelli qualitativi che continuano a crescere e a richiamare sempre più curiosa e attenta la critica.

Noi abbiamo avuto l’onore di inerpicarci sui terrazzamenti della sua vigna più preziosa da cui si produce il Magma, siamo sopra i 900mt slm.

La precisione di Frank e il suo amore indiscriminato per la natura si nota subito, ancora al cancello di vigna Contrada Barbabecchi.

Magma vigna Barbabecchi CornelissenPiante a piede franco tra barbatelle americane, ben disposte tutte su gradoni e muretti a secco.

Che fascino incredibile hanno!

 

Vincono, dal lato culturale ed estetico, su ogni altra vigna (non sul lato pratico ed economico invece).

La vinificazione per Cornelissen segue il principio della precisione maniacale che si vede in vigna, come la selezione certosina dei grappoli con la table de tri. Precisione assoluta ma condita di quella sensibilità che gli permette di cogliere ciò che la natura ogni annata suggerisce.

I suoi vini escono dalla Doc, anche se avrebbero ogni diritto a entrarci, così rappresentativi di questa terra. Ma lasciamo ai tecnici il compito di interpretare i disciplinari e ai vignaioli il compito di interpretare l’uva e farne dei Terre Siciliane piuttosto che degli Etna Bianchi e Rossi.

L’aspetto emozionale e culturale si nota anche in vinificazione, dove tra l’anfora in stile gravneriano e il vetrocemento, cerca sempre la purezza senza intermediari.

Resta comunque un’esperienza quasi mistica per noi aver messo piede su quel suolo sabbioso, nero, caldo e vibrante dal quale nascono i suoi Magma.

Lasciamo Passopisciaro e ci mettiamo alla ricerca di una cantina di cui non avevamo mai sentito notizia finora ma, ancora sulla costa a Donnalucata, una carta di un carinissimo ristorante, ci ha svegliato quel desiderio di saperne di più.

Stiamo alla ricerca di Masseria del Pino.

  • Tutti i vini di Masseria del Pino —> Clicca qui

 

Masseria del Pino Randazzo Etna

Saliamo ancora un po’ in quota e ci addentriamo nella zona boschiva, così fitta e senza ombra viva, ma non sufficientemente dal lasciarci desistere dalla missione. In effetti il posto è davvero isolato e nascosto, solo per decisi temerari.

Come fa a non destare curiosità un vino che si chiama Caravan Petrol?

La nostra missione ci porta a degustarne due, un rosso e un rosato, accompagnati da una tipica e locale cucina Etnea del ristorante Cave Ox.

Ecco di nuovo quello stordimento iniziale. Dove siamo? Al nord o al sud?

Stiamo bevendo un Nebbiolo o un Nerello Mascalese? Sconcertante la finezza e la profondità.

 

Masseria del Pino vini dell'Etna

Per saperne di più su Masseria del Pino leggi qui. Stiamo già pensando di organizzare il secondo tour perché le cantine da visitare sono ancora tante: Fattorie Romeo del Castello, Anna Martens, Eduardo Torres Acostas, Tornatore, Benanti, Biondi e altre che magari scoveremo nel frattempo.

Ci ha visto lungo chi ha creduto in questa terra così autentica ed esemplare: i vini sono meravigliosi!

 

State pronti per il prossimo tour!

Intanto scaldate i motori.

À la santé!

 

Fine viaggio Vini Etna

 


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