C'era una volta un "vinello". Ora c'è il Lambrusco!

Oggi parleremo di un vino, anzi, di diversi vini, che si sono ritagliati negli anni una fetta importante in commercio estero, che hanno decisamente subìto un boom economico vero e proprio, fino a farli diventare tra i vini più bevuti al mondo.

  • La storia

Lambrusco

La sua storia parte al contrario: nasce come un nutrimento dissetante per chi lavorava la terra, un vino con un residuo zuccherino, con la giusta energia senza eccedere nel grado alcolico. Negli anni '80 il successo indiscriminato, una produzione di larga scala e rese altissime: tutti elementi che l'hanno reso per trent'anni un "vinello".

Negli ultimi anni invece quasi che i più lo snobbano e quasi se ne vergognano di berlo.
Poi il cambiamento: la rivincita di un vino troppo marketizzato in passato, la sua rinascita, la decisione di tanti agricoltori di puntare sulla qualità, rese basse e caratteri indistinguibile di uno anzi, diversi, territori davvero unici.

Il Lambrusco!

Per anni negli States lo si definiva una bibita piuttosto che un vino, per il suo carattere gioviale, simpatico, un frizzantino di poca levatura.
Le cose sono cambiate e di molto! Non che si possa chiamarlo con estrema facilità un grande vino (non ce ne vogliano i lambruschisti) se con "grande" il collegamento va dritto ai Barolo, Brunello, ecc. , ma la grandezza del Lambrusco sta nel suo carattere estremamente gioioso e schietto, che ne fa un vino per tutti i giorni, di grande beva, dal carattere indistinguibile e senza subìre alcun complesso di inferiorità.

Prima cosa che ne ha segnato il cambiamento è il livello culturale, sia di chi produce sia di
chi consuma: un tempo il Lambrusco era tondo, amabile, con zero tannini, un vino senza pretese capito e amato da tutti. Negli ultimi anni invece c'è una presa di coscienza: quelle uve hanno tanto da esprimere, un territorio unico e soprattutto un tannino gentile ma deciso, che nella versione secca esprime il meglio di sé.

I pregiudizi sul Lambrusco oggi cominciano a dissiparsi e la partenza è come sempre da una filosofia molto semplice: lavorare bene in vigna, pochi grappoli, molta selezione, minori rese per non sfruttare le viti e per una maggior concentrazione di estratto.

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