Signor Kurtz, vini viaggi e letteratura

Perugia, campagne di Vallupina che respirano l’aria del vicino Trasimeno e hanno molto di cartolina Toscana.
Dopo tutto dietro la collina è già Cortona.

paesaggio signor kurtz 
Per la prima volta, nonostante ne avessimo già sentito parlare, incontriamo il Signor Kurtz. No, non il personaggio di Cuore di Tenebra, ma Marco Durante ispirato al romanzo di Conrad per dar nome alla sua attività.
 
Partiamo subito per visitare le sue vigne, gestite in solitaria, in affitto da un contadino che curioso delle impronte giovani e delle idee che irrompono la consueta tradizione contadina del passato, sbircia, forse non approva o forse scruta in sordina con ammirazione per il coraggio.

filari signor kurtz
 
I filari scendono lungo un pendio che guarda la Toscana, esposizione fantastica, bagnato dal sole tutto il giorno. I grappoli sono già avanti nonostante sia giugno, ciò spiega il lavoro del sole, mitigato da una folta vegetazione non potata per favorire zone d’ombra al grappolo. 
Il vento costante è un rimedio naturale alla minaccia di funghi e l’inerbimento tra i filari crea un microcosmo vitale per le piante: dona nutrimento alle viti e contemporaneamente equilibra le energie del terreno.

 



L’erba alta, oltre a un impatto visivo naturale e spontaneo, permette un rimbalzo delle goccioline di pioggia sulla vite e il vento elimina ogni traccia di umidità in eccesso. Il profumo della natura di Giugno è inebriante!
 
Marco ci racconta delle sue idee, semplici e chiare, gli interessa una produzione limitata per curarsene al meglio, non utilizzerebbe mai un grammo di sostanze di sintesi e il suo lavoro parte dal terreno seppure i suoi vini non siano proprio vini di terroir ma di collaborazione uomo-natura.

inerbimento signor kurtz

Ci racconta che prima di avere una vigna tutta sua, ha passato due anni in giro per l’Italia con Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, i friulani che hanno dato vita a un vero e proprio movimento, un nuovo metodo di potatura ormai divenuto un protocollo in tutto il mondo viticolo.
Con loro impara le principali regole della potatura: lasciare libertà alla pianta di crescere in età e in spazio; preoccuparsi di favorire sempre un’ottimale circolazione di linfa; evitare il disseccamento del fusto principale in seguito a un taglio che necessariamente deve essere sempre poco invasivo e di piccole dimensioni.

grappolo signor kurtz
 
Marco coltiva Merlot, Sangiovese, Trebbiano Spoletino, Grechetto. Di proprietà non ha nulla e dal suo stile emerge la sua filosofia: fuori dai vincoli ma forte nei legami, con la sua famiglia, con la natura, con la vigna e con la sua terra.

vini signor kurtz
 
È ora della merenda e di tornare alla base per assaggiare i vini.
 
Tra pile di scatole firmate Signor Kurtz pronte per la spedizione, un tavolo di bancali con sopra un tripudio dei più artigianali salumi e formaggi e una sequel di vini freschi di frigo pronti per l’assaggio.

Un’accoglienza frugale, inaspettata, genuina. Magnifica!
 
Assaggiamo 2Marzo, Beirut, Bardamù, Milton, Nista…si inizia parlando di vino, del suo vino, si finisce a parlare della sua vita e tutto poi torna a chiudere il cerchio anche nel bicchiere. Per questo che non sono vini di terroir, ma frutto della sua mano e della sua mente.

2 marzo signr kurtz

Ogni vino nasce dall’annata, dal tempo che è stato, dai lieviti indigeni della fermentazione spontanea, non esiste l’idea di un vino costruito e studiato, ogni volta è una nuova creatura nata dalle emozioni che il vino stesso suscita, in quel preciso momento, hic et nunc. 
 
Si avverte una forte carica culturale nelle parole di Marco, il riferimento letterario è una costante: dal Signor Kurtz di Cuore di tenebra di Conrad a Bardamù di Viaggio al termine della notte di Céline.

Due personaggi molto discussi, entrambi con forti legami concettuali, cupi, ambigui, misantropi e cinici.

Detto così, nulla in comune con Marco, ma allora perchè lo hanno ispirato a tal punto da farne la trama dei suoi vini?

Entrambi sono tra le righe l’incarnazione di una denuncia all’ingiustizia del potere dell’uomo sui più deboli, una critica feroce alla natura umana, all’imperialismo, ai soprusi e un malcelato inno alla elevazione dell'uomo sul male.

In entrambi si legge follia, anche in termini di precursione narrativa, dallo stream of consciousness di Celine alla talvolta psicadelia ipnotica di Conrad. E poi il viaggio! Filo rosso costante, in Africa nei due romanzi, a Beirut nel suo vino che ne prende il nome.
 
“Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.” 
(Viaggio al termine della notte di Céline)

galli enoteca in visita signor kurtz
 
Tra un riferimento letterario e l’altro, è facile pensare all’idea di viaggio di Pessoa, nel suo ”Libro dell’inquietudine”. 
Chissà! Se fosse un altro libro che Marco ha nel cuore, magari il prossimo vino si potrebbe chiamare Soares?
 
Ascoltare Marco fa immaginare una formazione umanistica, artistica e invece colpo di scena!

Ci sorprende il suo passato "ingiacca-cravattato" del mondo patinato della finanza milanese, dopo una laurea alla Bocconi.

Non si direbbe a guardarlo, difficile anche solo immaginarlo. Deve aver fatto bagaglio della sua formazione e poco dopo a lotta con un ruolo troppo stretto come il nodo di una cravatta.
 
Sembra una costante: tra i giovani vignaioli che abbiamo conosciuto, moltissimi provengono da una laurea alla Bocconi e un passato in finanza.
Sorridiamo pensando che sarebbe da proporre nel piano di studi della Facoltà una specializzazione in viticoltura.

visita galli enoteca a signor kurtz
 
Peccato che è già ora di ripartire, le chiacchiere hanno accompagnato un momento piacevole, come il suo banchetto preparato per noi e come i suoi vini, ognuno diverso, con la sua storia da raccontare e le sue sfumature al naso e in bocca, ma tutti davvero con una costante fissa: non finiresti mai di berli, prima con la scusa di degustarli meglio, in realtà ci si accorge immediatamente che è solo una scusa perché un sorso tira l’altro.

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