Tutto quello che devi sapere sulla Franciacorta

Tutto quello che devi sapere sulla Franciacorta

In previsione della bella stagione in arrivo, anche se quest’anno non è proprio aria di festeggiamenti, senza spostarci da casa, immaginiamo di visitare la zona del Franciacorta. Abbiamo fino a poco fa parlato di bollicine, concentrando la nostra attenzione in champagne, ma un po’ per rendere giustizia a una zona ben afflitta dall’imperversare degli ultimi eventi, un po’ perché ora più che mai abbiamo necessità di prodotto italiano ma soprattutto perché, senza togliere allo champagne il ruolo di re delle bolle e la sua indiscussa superiorità, ci rendiamo conto che anche noi italiani ci difendiamo molto bene in materia di metodo classico e la Franciacorta ne è la patria.

In questo articolo si parlerà quindi di:

 

 

 


 

La storia della Franciacorta

Franciacorta

Nel territorio del Franciacorta si producono grandi vini fin dal sedicesimo secolo. Già all’inizio dell’Ottocento c’erano quasi 1.000 ettari vitati, che dal 1961 in poi vengono legittimati con 11 produttori, 29 ettari di vigneto e una produzione di circa 2 mila ettolitri di Pinot di Franciacorta.

Sulle dolci colline franciacortine strette tra il Mella e l'Oglio, grazie alla bontà di terreni vocati, a colline ben soleggiate e a un microclima impreziosito dal lago, dal Medioevo si preparava un vino che per sue catatteristiche serbava non poche velleità in termini di invecchiamento tanto che si preferiva vinificare in bianco, uve a bacche nera.

 

Il clima della Franciacorta

Possiamo raffigurare la zona della Franciacorta con un ipotetico triangolo con il vertice a nord che tocca la sponda sud del Lago Iseo, il lato orientale dove troviamo le colline montuose di Monticelli Brusati, Ome e Gussago, quello ovest dal Monte Alto e infine la base tratteggiata dal Monte Orfano.

All’interno di questo spazio si trova la conformazione dei sedimenti morenici formati all’epoca delle glaciazioni  per l’effetto di un grande ghiacciaio che, proveniente dalla Val Camonica, si divise in due rami subito dopo la conca del lago: uno piccolo a oriente e uno molto più grande e più importante a ovest.

Si tratta di terreni molto particolari, ricchi di sabbia e limo, in genere poveri di argilla, spesso di elevata permeabilità e notevole spessore. C’è anche forte presenza di pietra sparsa, di natura e colore diversi, che compone i muri di pietra che circondano abitazioni e vigneti.

Il suolo di origini moreniche della Franciacorta presenta un’enorme ricchezza di minerali aggiunti che costituisce la base fondamentale per una viticoltura di qualità.

La Franciacorta si trova al confine settentrionale della Pianura Padana, il clima qui è continentale, la zona quindi ha enormi benefici dalla vicinanza del lago che ha un enorme effetto mitigante delle temperature sia d’estate che d’inverno.

D’estate il caldo afoso tipico della Pianura è stemperato dalle correnti fresche che giungono attraverso il lago dalla Valle Camonica.

Il lago protegge sia dall’aria fredda e fa da accumulatore di calore in inverno.

Contribuisce in estate all’instaurarsi di elevate masse di umidità. Lo scontro di queste masse con le correnti fredde che giungono dalle vallate alpine si traducono in temporali che possono essere frequenti nel periodo primaverile estivo. Tra aprile ed ottobre le piogge sono abbondanti rispetto al resto dell’anno.

 

Il suolo e la zonazione

zonazione franciacorta

Intorno al 1910 il Consorzio Antifillosserico Bresciano fece il primo studio geologico e viticolo della Franciacorta definendo quest’area come “Anfiteatro Morenico Sebino”

Tuttora interessanti sono i dati emersi da tale opera riguardo la composizione dei terreni allora vitati e la identificazione delle sottozone. Tali dati rivelano la loro importanza se confrontati con le risultanze dello studio di zonazione viticola avviato in Franciacorta nel 1992.

Queste ricerche si propongono di trovare la migliore combinazione possibile dei fattori che determinano le caratteristiche sensoriali del vino.

Infatti all’interno di un territorio ci sono numerose le differenze che distinguono una sottozona dall’altra e portano a risultati differenti in termini di prodotto finale.

La zonazione viticola serve quindi per migliorare la conoscenza dei fattori di produzione che influenzano la qualità del prodotto, ma anche l’efficienza del lavoro tramite le tecniche di coltivazione più adatte.

Sottolinea inoltre l’importanza del territorio sul prodotto che si ottiene, la sua identificazione, la riconoscibilità e il legame che c'è tra il nome, il metodo di produzione, la tipologia merceologica e il livello qualitativo.

Ha poi stimolato un'attività di valorizzazione aziendale e collettiva tra produttori diversi per proteggere ed elevare il prodotto a livello mondiale. La zonazione è stata utile anche per verificare l'adattabilità di un vitigno in uno specifico paesaggio, raffrontando la risposta sensoriale e organolettica del vino ottenuto in sottozone differenti.

È stata redatta la carta delle Unità di paesaggio, aree omogenee sia per caratteristiche dei suoli che per paesaggio (morfologia, pendenza, esposizione, caratteristiche del mesoclima) e la carta vocazionale che ne descrive sei differenti.

Le unità vocazionali sono delle aree di territorio omogenee per tipologia di caratteristiche dei suoli, aspetti legati alla vegetazione, qualitativi e ai profili sensoriali dei vini base prodotti.

La zonazione diventa così un potente strumento nelle mani dell'uomo per le numerose scelte tecniche che deve prendere sin dall’impianto del vigneto e fino alla formazione delle cuvée, che vengono create partendo da vini base con caratteristiche differenti a seconda della provenienza.

Il concetto contemporaneo di cuvée è figlio di questo sistema, così come le sue estensioni: i concetti di Cru e quello di Clos.

Nelle vigne distribuite sulle parcelle della Franciacorta la mappa è speculare al territorio e ne riflette la complessità pedomorfologica sia da un punto di vista enografico che cronologico, infatti in botte si troverà non solo il vino della singola parcella ma anche quello della singola vendemmia che costituirà il portfolio dei vini di riserva.

Questa complessità erano già conosciute e gestite nella Franciacorta rinascimentale dove l’uomo aveva già compreso l'importanza di mappare tempo e spazio nel settore vinicolo.

 

I vitigni e le tipologie di Franciacorta

Franciacorta vitigni

I VITIGNI:

CHARDONNAY

 

Lo Chardonnay è coltivato in Franciacorta da alcuni decenni e attualmente occupa oltre 2.000 ettari di terreni a vigneto che corrispondono a circa l’80% della superficie totale.

Il vino ottenuto da questo vitigno è dotato di ottima consistenza, aroma intenso, fragrante e complesso, con sentori varietali di frutta e di fiori, buona struttura e piacevole freschezza.
Lo Chardonnay è impiegato soprattutto nella produzione di vini-base del Franciacorta DOCG e solo in minor misura in quella del vino fermo Curtefranca Bianco.

 

PINOT NERO

 

Il Pinot Nero è il secondo vitigno per diffusione in Franciacorta e occupa circa il 15% della superficie totale. Questo vitigno, la cui culla è la Borgogna, ha una variabilità comportamentale che lo porta a volte a interagire in modo imprevedibile con l’ambiente in cui è impiantato ma può dare grandi risultati sia vinificato in rosso che spumantizzato.
Il Pinot Nero è impiegato soprattutto nei Millesimati e nelle Riserve del Franciacorta DOCG, ai quali offre struttura e longevità; è inoltre un componente indispensabile per le cuvée del Franciacorta Rosé, nelle quali deve rappresentare almeno il 25%.

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PINOT BIANCO

 

Il Pinot Bianco è il terzo vitigno del Franciacorta, di derivazione francese e appartenente alla grande famiglia dei Pinot. Occupa ormai circa il 5% della superficie totale. Il Pinot Bianco non viene utilizzato in purezza né nella produzione dei vini-base del Franciacorta né dei vini fermi Curtefranca Bianco ma è usato nelle cuvée in percentuale massima del 50%. Il vino ha un corpo pieno ed elegante, buona acidità fissa, il suo profumo ricorda la crosta di pane appena sfornato e, dopo evoluzione, intensi sentori ammandorlati.

 

ERBAMAT

 

L'utilizzo dell'Erbamat, uva autoctona è dovuto sia dalla volontà di recuperare una maggiore identità e diversificazione del prodotto grazie ad un approfondito legame con il territorio e la necessità di mitigare gli effetti del cambiamento climatico di uve precoci come lo Chardonnay e i Pinot.

 

LE TIPOLOGIE:

 

FRANCIACORTA

 

Uvaggio Chardonnay e/o Pinot Nero, è permesso l'uso del Pinot Bianco fino ad un massimo del 50%, l’Erbamat è consentito nella misura massima del 10%.

Rifermentazione in bottiglia per minimo 18 mesi di affinamento sui lieviti; elaborazione e maturazione durano almeno 25 mesi dalla vendemmia. Pressione in bottiglia tra le 5 e le 6 atmosfere.

Note gustative: Giallo paglierino con riflessi dorati, perlage fine e persistente, bouquet caratteristico della fermentazione in bottiglia, sentori di crosta di pane e di lievito arricchiti da delicate note di agrumi e di frutta secca (mandorla, nocciola, fichi secchi). Sapido, fresco, fine e armonico.

 

FRANCIACORTA SATÈN

 

Chardonnay (prevalenti) e Pinot Bianco fino a un massimo del 50%.

La morbidezza gustativa è data da un'accurata selezione dei vini base e dalla minore pressione in bottiglia, sotto le 5 atmosfere. Si produce esclusivamente nella tipologia Brut.

Perlage finissimo e persistente, quasi cremoso. Colore giallo paglierino anche intenso, con colori verdolini, sfumato ma deciso profumo di frutta matura accompagnato da delicate note di fiori bianchi e di frutta secca anche tostata (mandorla e nocciola). Una piacevole sapidità e freschezza si armonizzano con un'innata morbidezza che ricorda le sensazioni delicate della seta.

 

 

FRANCIACORTA ROSÉ

 

Pinot Nero (minimo 35%), Chardonnay, Pinot Bianco (massimo 50%), Erbamat (massimo 10%).

Le uve Pinot Nero fermentano a contatto con la buccia per il tempo necessario a conferire al vino la tonalità desiderata.

È prodotto con vino-base Pinot Nero, vinificato in rosato in purezza (100%), oppure nasce dal suo assemblaggio con vini-base Chardonnay e/o Pinot Bianco.

La presenza del Pinot nero conferisce a questo Franciacorta un corpo e un vigore particolare oltre che i sentori tipici del vitigno.

 

 

FRANCIACORTA MILLESIMATO

 

Possono acquisire maggior personalità, complessità e raffinatezza, con periodi più lunghi di maturazione e affinamento. È il caso del Franciacorta Millesimato e del Franciacorta Riserva.

La parola “millesimo” indica che tutto il vino proviene da un'unica annata (minimo 85%). Il Millesimato si produce quando l'annata è particolarmente qualitativa e si valorizza con degli affinamenti più lunghi di quelli dell’assemblaggio (i Franciacorta non millesimati).

Devono passare almeno 37 mesi dalla vendemmia perché venga messo in commercio.

I Franciacorta millesimati hanno una personalità sensoriale e gustativa che rispecchia in maniera evidente le caratteristiche climatiche dell’annata e le espressioni qualitative delle uve di quella specifica vendemmia.

 

FRANCIACORTA RISERVA

 

I Franciacorta Riserva sono dei Millesimati dalla particolare eccellenza qualitativa che per esprimere al massimo le loro doti olfattive e gustative, devono rimanere in sosta sui lieviti per molti anni.

Il Disciplinare ne impone almeno 5 quindi il Franciacorta Riserva viene immesso al consumo dopo almeno 67 mesi (cinque anni e mezzo) dalla vendemmia. Note gustativeNote complesse ed evolute proprie del più lungo affinamento in bottiglia. 

 

Le fasi di produzione del Franciacorta

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Il modello viticolo ideale della Franciacorta è in continuo divenire. I cambiamenti richiedono anni e definiscono dei cicli, misurabili in decine di anni, spesso frenati da una cultura gelosa delle tradizioni e quindi conservatrice.

La Franciacorta ha nel tempo sperimentato il meglio che le conoscenze tecniche offrivano con il risultato che anche il paesaggio viticolo e le tecniche agronomiche sono cambiate molto più velocemente che altrove.

Le forme di allevamento sono la testimonianza storica dell’evoluzione del vigneto e della tecnica colturale che avviene in un territorio, ed in Franciacorta per diversi anni sono coesistite diverse forme di allevamento, a seconda dell’età dell’impianto, testimonianza di un processo di rinascita viticola che per trent’anni, tra gli anni ’70 e gli anni ’90, ha portato questo territorio a cambiamenti rapidi e significativi da un punto di vista qualitativo e paesaggistico.

Oggi il modello viticolo, descritto anche nel Disciplinare di produzione, prevede impianti a densità medio-alta con investimenti compresi tra i 4.500 e i 6.000 ceppi per ettaro con una distanza massima tra le file di 2,5 m e una distanza minima sulla fila consigliata di 0,8 m.

Le forme di allevamento a spalliera, con vegetazione ascendente su un solo piano dei vegetazione sono le uniche ammesse per i nuovi impianti e le potature più frequenti sono quella a guyot e a cordone speronato.

Il paesaggio viticolo è altresì riconoscibile per le vigne permanentemente inerbite. Più frequentemente il sottofila è lavorato, al fine di ridurre la competizione tra le specie erbacee e la vigna. L’inerbimento dell’interfila, anche alternato a lavorazioni periodiche, garantisce una maggiore protezione del suolo, il mantenimento della fertilità, l’incremento della sostanza organica e il controllo della vigoria del vigneto.

L’”architettura” del vigneto, così definita, insieme alle tecniche di gestione agronomica, offre la massima garanzia di sviluppo della vegetazione in equilibrio con le esigenze di produzione sul profilo quali-quantitativo. La risultanza finale è l’ottenimento di mosti con un profilo olfattivo ricco e complesso, con maturità di frutto uniche ma allo stesso tempo con corredi acidici tali da garantire equilibrio, freschezza e longevità al Franciacorta.

È il metodo Franciacorta a garantire ancora oggi la qualità di ogni singola bottiglia. Un’antica arte che si unisce, in perfetto connubio, con le tecnologie più moderne e la maestria dei viticoltori del territorio, che prevede:

  • Vendemmia rigorosamente a mano raccolta in cassette
  • Soffice pressatura dei grappoli interi e prima fermentazione in mosto fiore
  • Creazione cuvée ed assemblaggio di differenti
  • varietà vigneti annate
  • Imbottigliamento tiraggio
  • Posizionamento orizzontale e seconda fermentazione
  • Affinamento

Minimo 18 mesi per i Franciacorta, 24 mesi per i Franciacorta Rosé e Satèn, 30 mesi per i Franciacorta millesimati, 60 mesi per i Franciacorta riserva

  • Scuotitura e Refrigerazione

Il tappo di ghiaccio intrappola il deposito lieviti grazie al liquido refrigerante.

  • Sboccatura

Viene tolto il tappo metallico per togliere i sedimenti. Poi c’è il rabbocco con lo sciroppo di dosaggio con vino Franciacorta e una quantità di zucchero diversa a seconda della tipologia:

 

Le diverse tipologie di Franciacorta sono caratterizzate da differenti dosaggi di liqueur aggiunti dopo la sboccatura e sono quindi dotate di originali e spiccate personalità:

  • Non Dosato (zucchero fino a 3 g/l, residuo naturale del vino) - è il più secco della gamma dei Franciacorta;
  • Extra Brut (zucchero fino a 6 g/l) - molto secco;
  • Brut (zucchero inferiore a 12 g/l) - secco ma un po' più morbido
  • Extra Dry (zucchero 12-17 g/l) - morbido, con un dosaggio leggermente maggiore rispetto al classico Brut, è indicato per una grande varietà di cibi;
  • Sec o Dry (zucchero 17-32 g/l) - meno secco e leggermente abboccato;
  • Demi-Sec (zucchero 33-50 g/l) - sapore abboccato dovuto al dosaggio zuccherino piuttosto elevato, si abbina bene con i dolci.

Tutte le bottiglie vengono infine contrassegnate con lo stato DOCG e messe in commercio.

I Franciacorta riescono con grande eclettismo ad esprimersi con un’amplia gamma di interpretazioni stilistiche.

I dati e le statistiche economiche relative alle vendite di vino confermano negli ultimi anni un trend positivo per gli spumanti. Ciò contribuisce a far sì che la produzione di metodo classico, in Italia e nel Mondo sia in continua crescita, con l’affacciarsi sul mercato non solo delle denominazioni storiche e più consolidate ma anche di nuove realtà produttive che aumentano l’offerta e la frammentano, spesso con prodotti poco distinguibili e omologati.

 

La selezione di Franciacorta

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Questa la parte più “tecnica”. Ora veniamo a quella più sentimentale e al nostro ruolo di guida all’acquisto.
Ormai chi ci conosce da un po’ saprà che la nostra passione sono le piccole realtà, che magari lavorano da anni per risollevare le sorti di una zona sfruttata in ogni angolo di terra e si scontrano con le grosse industrie che detengono il monopolio. Se poi ci aggiungiamo anche un’attività di agricoltura sostenibile, siamo ancora più felici di consigliare una bottiglia piuttosto che un’altra. Come in ogni cosa è sempre il singolo che fa la differenza, è sempre la mano e la testa del produttore a creare un valore aggiunto e trasformare anche il marchio più blasonato in un prodotto che si distingue.
Ecco qui qualche suggerimento:

Poi ovviamente la scelta ricadrà sulla tipologia: dosaggio zero per palati più esigenti, saten per abbinamenti più sapidi e millesimati per chi sa apprezzare le caratteristiche delle diverse annate.

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