Il vino bianco tra i più premiati d'Italia? Il Verdicchio: stili, tipologie, zone e vini

Un vino bianco fresco e contemporaneamente con struttura da rosso? Un bianco estivo ma anche tutte stagioni? Un vino da pesce ma anche da carne? Un vino fermo ma anche spumante, metodo classico, pet nat, macerato, passito, riserva e chi ne ha più ne metta? Un vino da bere subito ma anche da dimenticare in cantina per decenni? (provare per credere) Un vino che ha grande valore ma si acquista a poco più di 10€?

Tutte promesse che solo il Verdicchio sa mantenere!

Vediamo gli argomenti:


 

 

IL VERDICCHIO IN PASSATO: I PREGIUDIZI SDOGANATI

Verdicchio colline Marchigiane

Come tanti altri vini, anche il Verdicchio ha avuto la sua rivincita da un’immagine diffusa. L'immagine di vinello, sciocco, fresco e con packaging di design che lo ha contraddistinto per decadi.

Un'idea figlia degli anni 60 e di tutta la spinta industriale che, nel bene e nel male ha sì portato il Verdicchio nel mondo, ma contemporaneamente l’ha inflazionato.

Bene, tanto tempo è passato, tanta strada ha fatto il Verdicchio per dimostrare il suo carattere e struttura, tanta fatica e duro lavoro hanno fatto consorzi, enti di tutela, ma soprattutto produttori, vignaioli, enologi e chi non ha mai smesso di credere in quello che ora è il vitigno a bacca bianca tra i più importante d’Italia e ora vediamo perché.

 

I MOTIVI CHE RENDONO IL VERDICCHIO UNO TRA I BIANCHI PIÙ IMPORTANTI D’ITALIA

Verdicchio grappolo

  • Primo tra tutti è la sua esclusività di terroir: qualche esperimento di coltivazione della varietà Verdicchio in altre aree extra Marche ha portato a scarsi, per non dire pessimi, risultati. Il Verdicchio ama le Marche ed è qui che dà il meglio di sé.

 

  • È un vitigno versatile in tutte le forme di vinificazione. Dal Verdicchio si ottiene vino fermo, spumante, metodo classico e passito.

 

  • La sua capacità di invecchiamento lo rende eccezionale: è un vino che lasciato in cantina e stappato dopo anni può dare emozionanti sorprese.

 

  • Lo si trova nella versione DOC, Classico DOC (Classico si riferisce all’area di produzione storica), Classico Superiore DOC (Classico Superiore ci si riferisce a vigneti la cui resa è inferiore rispetto al Classico), Passito DOC, Spumante DOC, Riserva DOCG, Classico Riserva DOCG per ciò che riguarda il Verdicchio dei Castelli di Jesi (provincia di Ancona) e Verdicchio di Matelica DOC e Verdicchio di Matelica Riserva DOCG per la zona di Macerata. Ecco un’altra caratteristica: stesso vitigno, cloni diversi e vini completamente lontani nel bicchiere.

 

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Anni di lavoro e investimenti volti a perseguire una sempre crescente qualità hanno portanto in primis ad ottenere un’ottima materia prima ma anche a migliorare tutte le attività di produzione, come il raggiungimento di equilibrio tra acidità e grado zuccherino, interventi su rese e potature, tempi di vendemmia, tecniche di vinificazione, affinamenti, maturazioni, ecc.

Un netto cambio di rotta da una produzione industriale a quella di piccole realtà, aggiunto a un cambio di mentalità dello stesso vignaiolo marchigiano, che dopo anni di sacrifici ha compreso che il Verdicchio è dorato non solo nel colore e che, se ben coltivato, prodotto e commercializzato, poteva farsi un dignitosissimo nome nel mondo.

Dagli anni 80 in poi si abbandona la denominazione Verdicchio delle Marche per le due denominazioni correnti: Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica.

Questo passaggio fu significativo non solo per caratterizzare un’area geografica specifica, per disciplinare tutto del vitigno, ma soprattutto per dare uno stacco alla produzione industriale che fino a quegli anni imperava indistinta, dando una possibilità con i riconoscimenti che ora conosciamo, anche a quei piccoli vignaioli che hanno sempre voluto lavorare in maniera artigianale e con principale obiettivo: la qualità.

E così è stato: dopo una cinquantina d’anni il Verdicchio è ora al top delle classifiche come miglior bianco d’Italia: tanto che le sue due riserve gli hanno permesso nel 2015, per due anni consecutivi, di essere il vino al podio, con più della metà dei produttori premiati nelle guide di settore.

Da quella data il livello è solo che aumentato.

 

IL VERDICCHIO RAPPRESENTANTE DI UN’IDENTITÀ MARCHIGIANA

Verdicchio mare

Il 70% delle. Marche è costituito da colline e infatti la produzione di bianchi è maggiore rispetto ai rossi, maggiore in quantità ma soprattutto in qualità. Il vitigno a bacca bianca come il Verdicchio. Ha bisogno di pendenze, di escursioni termiche e, non si direbbe mai delle Marche, di temperature fresche, talvolta rigide in inverno nelle zone dove le dolci colline diventano più ripide.

Qui il Verdicchio ha trovato il suo habitat perfetto tra equilibri di altitudine e pendenze; insolazione e ventilazione, clima tra brezza marina dall’Adriatico e aria più continentale a Matelica; suoli argillosi calcarei sulla riva sinistra dell’Esino suoli prevalentemente calcarei a Matelica; note tonde e floreali sulla riva sinistra e verticali e minerali sulla riva destra.

 

LE ZONE DEL VERDICCHIO: JESI O MATELICA? COSA SCEGLIERE?

 

La zona del Verdicchio dei Castelli di Jesi

 

La zona di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi si estende tra 23 comuni nell’area anconetana e 3 nella maceratese

• Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelleone di Suasa, Castelplanio, Corinaldo, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Montecarotto, Monte Roberto, Morro d'Alba, Ostra, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Ostra Vetere, Senigallia, Serra de' Conti, Serra San Quirico e Staffolo.

• provincia di Macerata e comprende il territorio dei comuni di Apiro, Cingoli e Poggio San Vicino.

• La Zona di Produzione della DOC Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi, comprende l'area originaria più antica, per questo classico, e nello specifico è suddivisa tra i comuni di:

• Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Corinaldo, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Montecarotto, Monteroberto, Morro d'Alba, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Serra de' Conti, Serra San Quirico e Staffolo;

• provincia di Macerata e comprende il territorio dei comuni di Apiro, Cingoli e Poggio San Vicino. I comuni della riva sinistra dell’Esino: Montecarotto, San Marcello, Castelplanio, Rosora, Mergo, Serra San Quirico.

I comuni dell’Alta Val Misa: Arcevia, Castelleone di Suasa, Barbara, Serra De’ Conti

I comuni della Bassa Val Misa: Ostra Vetere, Corinaldo, Ripe, Senigallia, Ostra Tra Misa e Esino: Belvedere Ostrense, Morro d’Alba, San Marcello

Tra il fiume Esino: Maiolati Spontini, Moie, Monteroberto, Castelbellino

La riva destra: San Paolo di Jesi, Staffolo, Cupramontana

La zona di Macerata: Cingoli, Apiro, Poggio San Vicino

Nonostante la vicinanza con il mare, anche i terreni che partono da Senigallia e via via si inerpicano verso l’interno, sono caratterizzati da freddi e nevosi inverni, gelate primaverili e estati calde se non afose.

 

Verdicchio Castelli di Jesi mappa

 

Negli ultimi anni l’innalzamento delle temperature ha portato molti vignaioli ad anticipare la vendemmia di qualche settimana, come un po’ avviene ovunque, ahimè, e il cambiamento climatico ha dato origine a recenti cambi di rotta: dai classici temporali estivi di qualche anno fa si sta velocemente passando a situazioni di siccità alternati con eventi temporaleschi o sempre più frequenti trombe d’aria, di breve durata ma a volte molto aggressive su raccolto e terreno.

I vigneti più a sud, sono invece ad altitudine maggiore rispetto a quelli della riva sinistra dove le intemperie arrivano dagli Appennini e sono generalmente di natura più fredda e continentale.

Sulla riva sinistra invece, il vento che proveniente dall’interno (Garbino) è un vento estremamente caldo e afoso che scontrandosi con le brezze della costa, rendono in generale il clima più mite.

Una macro ma anche magra distinzione climatica che i cambiamenti degli ultimi anni rendono faticosa e illeggibile una reale differenza di gusto tra il Verdicchio prodotto a nord rispetto a quello a sud.

Se fino a qualche decennio fa era permesso generalizzare ed etichettare il Verdicchio della riva destra come quello floreale, ampio, polposo e quello della riva destra come più dritto e verticale, ora è un po’ asettico e semplicistico.

Forse è diventata più una caratteristica relativa all’annata fredda o calda piuttosto che alla posizione, alle scelte di vigna, tra potature e rese, alle scelte di cantina, ecc. Aggiungiamo anche il fatto che sul terroir incidono diversi fattori, come pendenze, esposizioni, composizione del terreno, ecc, tutte caratteristiche presenti un po’ ovunque con un’infinità di combinazioni, per cui è impossibile definire con asettiche distinzioni le molteplici sfumature e le ricche micro-diversità.

Il Verdicchio del Maceratese invece si distingue da quello dei Castelli di Jesi per altitudine dei terreni: elemento che lo rende molto più vicino al gusto del Verdicchio di Matelica.

Anche il clima più montano dovuto alla vicinanza del Monte San Vicino, rendono i vini più minerali e asciutti. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi nel bicchiere Sarà un riferimento al nome ma il Verdicchio specialmente se giovane ha un colore giallo paglierino, più o meno intenso in relazione all’annata e all’affinamento che lo rende più giallo dorato, ma ha sempre i suoi tipici e immancabili riflessi verdolini.

Al naso spiccano frutti chiari, più o meno maturi in relazione all’affinamento, frutti tropicali e talvolta disidratati.

Il ventaglio si apre generalmente su pesca, pera, mela, susina, ma a volte anche agrumi o frutti co più acidità come il litchi. Fiori bianchi di biancospino, ginestra, tiglio e gelsomino, nelle versioni più affinate, terziari di vaniglia, miele, confetture, e erbe aromatiche come salvia.

Frutta secca in fase d’assaggio retroattiva con l’immancabile segno distintivo della mandorla.

Vino di grande struttura, trama fitta, acidità vivace, freschezza ma anche grado alcolico sostenuto. Grande ventaglio sensoriale è caratterizzato dal suo tipico finale ammandorlato e spesso una nota di sapidità che invoglia al secondo bicchiere.

 

La zona del Verdicchio di Matelica

 

Verdicchio di Matelica

 

La Zona di produzione del Verdicchio di Matelica è circoscritto ai comuni di: Camerino, Castelraimondo, Cerreto d’Esi, Esanatoglia, Fabriano, Gagliole, Matelica, Pioraco.

Il Verdicchio di Matelica ha molto in comune con il Verdicchio dei Castelli di Jesi della zona di Apiro e Cupramontana, sia per altitudine che per composizione dei terreni.

Il clima anche qui è continentale, ben lontana dall’influenza mitigatrice del mare: gli inverni sono rigidi e nevosi e le estati molto calde. I terreni sono principalmente di composizione marnosa e argillo-calcarea.

Il Verdicchio di Matelica è un vino con enorme struttura e sapidità, ha un rapporto con il terreno marnoso più spiccato nel bicchiere che gli conferisce mineralità ed eleganza.

Colore giallo paglierino con i tipici riflessi verdolini del Verdicchio, pieno e caldo in bocca, con un ventaglio di fiori e frutti maturi ma anche frutta secca tostata e finale ammandorlato come il suo vicino dei Castelli.

 

VERDICCHIO CON COSA ABBINARLO

Un vino bianco che regge il confronto con piatti di struttura quasi da rosso: lo si sposa bene con primi di pesce, risotti e zuppe ma la sua perfezione la raggiunge con pesce al forno, stoccafisso all’anconetana, ma anche carni bianche come coniglio in porchetta, coniglio e pollo al forno.

Il vino che gireremo nel bicchiere oltre a raccontare di uva, produzione, agricoltura, racconta tanto anche dell’identità del marchigiano, notoriamente instancabile lavoratore a fari spenti, umile e talmente modesto come il vino che produce. Il marketing e la comunicazione non sono proprio il suo forte, il marchigiano pensa “chi si loda si sbroda” così che preferisce ricevere consenso piuttosto che andarsene in cerca.

Quindi sarà impresa facilissima trovare vini a prezzi ingiustificati perché troppo modesti o ritrovarti in cantina vecchie annate pagate qualche euro che dopo decenni hanno ancora tanto da raccontare e che valgono molto più del loro prezzo.

Forse è proprio questa l’operazione di marketing vincente: l’umiltà!

Sdoganiamo quindi l’idea che il nome Verdicchio ha sviato per decenni il consumatore, come se verdicchio fosse il vezzeggiativo o che indichi un vinello fresco e estivo. Si lo è, ma è anche molto di più.

 

LA NOSTRA SELEZIONE: I MIGLIORI VERDICCHIO, LE MIGLIORI CANTINE

Per toglierci ogni dubbio, non ci resta che passare dalla teoria alla pratica e affidarci alla nostra selezione di Verdicchio, dal Matelica ai Castelli di Jesi, tra le sue molteplici sfumature e ricchezze.

 

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