I 9 Fratelli Masseria del Pino

Maggiori Informazioni
Tipologia Vino Rosso
Uvaggio Nerello Mascalese - Nerello Cappuccio
Denominazione Vino Rosso
Bottiglie prodotte 1000
Gradazione 12.0%
Cantina Masseria del Pino
Formato Bottiglia 0,75 lt
Agricoltura coltivazione organica, lieviti indigeni, lotta integrata, senza solfiti aggiunti
Paese Italia
Regione Sicilia
Abbinag(i)usto Carni bianche, Formaggi di media stagionatura, Fritture, Legumi

I 9 fratelli oltre ad essere il vino che maggiormente rappresenta la Masseria del Pino e in parte l'Etna intero, è anche una dedica al padre Cesare e agli otto zii. I nobili vitigni rossi della zona Etnea, Nerrello Mascalese e Nerello Cappuccio, provengono dalla vigna di oltre 100 anni di età e la maggior parte delle piante sono prefillossera. Le uve vengono diraspate a mano, pigiate con i piedi in vasche ancestrali costruite con la pietra lavica. La fermentazione avviene in fusti tronco conici costruiti con gli alberi di castagno del bosco di proprietà, attiguo alle vigne. Un ciclo che si apre e si chiude senza uscire dall'Etna. Un anno di maturazione in botti di legno da 500 lt prima di essere messo in bottiglia senza aggiunta di lieviti indigeni.

I 3 Sensi
I 9 fratelli è il vino che più identifica Masseria del Pino, il ritratto più bello. La precisione del frutto , la sua percettibilità, tangibile al naso come in bocca. Un tuffo nelle vie dell'Etna, tra i muretti a secco e le vigne centenarie, immersi nell'odore dei castagni e della legna che arde. La sensazione quando si porta il vino in bocca è quella di schiacciare un acino d'uva, e soprattutto di sentirne la buccia spessa che esplode è rimane nella sua consistenza. Abbiamo trovato un vino quanto più vicino ai nobili paragoni che comunemente vengono fatti da queste parti.
Codice prodotto
MDPVINF
60,00 €
Non disponibile
Tipo di bicchiere
Servire a: 12°-14°C

Masseria del Pino

Masseria del Pino

Ci siamo lasciati incuriosire da Masseria del Pino già ancora molto lontani dall'area Etna. Nel nostro viaggio è diventata quasi una sfida quella di poter trovare le rare etichette. Partiti da Donnalucata a bocca asciutta, ci siamo ritrovati nella parte più boschiva del vulcano, dove le minuscole parcelle di vecchie vigne, vengono protette dai muretti a secco e nascoste dai boschi di castagno.

Federica Turillo e Cesare Fulvio si sono persi in questi luoghi, tuffandosi in un passato medioevale. Lasciata la loro vita precedente, acquistano un palmento e si istallano in contrada del Pino nel 2005, per poi iniziare a fare sul serio con il vino dal 2014. Qui a 800 metri trovano all'interno della casa colonica vigne pre-fillossera anche di 120 anni di età, un vecchio torchio e grandi tini di fermentazione in pietra lavica.

Con una ritrovata percezione del tempo, si fanno trasportare dalle più ancestrali pratiche enologiche: calpestano le uve a piedi nudi nei tini, poi inizia una fermentazione all'aperto, quindi il mosto viene infine pigiato in vecchi tonneaux da 500 litri, dove il vino rimane per oltre un anno fino all'imbottigliamento. I castagni circostanti servono per costruire i tonneaux e questo insieme di elementi identifica la contrada in misura netta. 

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