Sono state le domande dei nostri clienti a suggerirci questo articolo, che si rivolge al mondo degli Champagne, ma alla fine il discorso, con tutte le differenze del caso, è un po’ valido anche per altri vini.
Perché lo Champagne ha prezzi che oscillano dall’accettabile per ogni tasca all’improponibile ai più? Cosa determina il prezzo? È vero che il prezzo è proporzionale alla qualità? Perché una bottiglia può arrivare a costare anche diversi mila euro?


Sfatiamo qualche mito e facciamo chiarezza su un tema in realtà molto complesso: il mercato dello Champagne.



Già! Proprio di mercato si parla in questo caso. Spesso, quasi sempre, è il rapporto tra offerta e domanda che determina il mercato, o meglio, offerta e domanda sono spesso inversamente proporzionali e nel mezzo sta il prezzo: l’offerta è scarsa di quantità, la domanda aumenta e il prezzo si impenna.
Legge di mercato, nemmeno tanto improbabile e senza bisogno di una laurea alla Bocconi.

C’è un passaggio intermedio però: non basta la scarsità dell’offerta per innalzare l’asticella della domanda, nel mezzo c’è un mondo di fattori che interagiscono.
In primis il marketing, di prodotto ovviamente, non di prezzo, per cui si investe su una qualità altissima per posizionarsi in una fetta di mercato ristretta e selezionata.

 

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  • Lo Champagne dei piccoli produttori (da 30€ a 50€)---> clicca qui

  • Lo Champagne a prezzi medi (da 45€ a 60€)---> clicca qui

  • Lo Champagne a prezzi medi (da 60€ a 75€)---> clicca qui

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    L'immaginario collettivo dello Champagne

    marilyn champagne

    In primis non dimentichiamoci la storia: da sempre l’immaginario collettivo associa a questa parola (Champagne) prima un vino poi una zona vitivinicola, e già questo la dice lunga sul resto.
    Quanti ci chiedono uno Champagne italiano…tantissimi (purtroppo ahimé) perché un po’ come accade per il Prosecco, ai più, il fatto che un vino abbia le bollicine è un Prosecco, e per qualcuno uno Champagne.
    Dalla sua nascita, lo Champagne, ha subito evocato immagine di classe, un vino non per tutti, dai festeggiamenti importanti, dalla cinematografia alla moda è sempre stato più uno status symbol di ricchezza, prestigio, fascino, proibizionismo, erotismo, sensualità, ecc, potremmo continuare a lungo.

    Tutto questo ai tempi dello sviluppo industriale e dell’incredibile aumento di ricchezza che il progresso ha trascinato con sé insieme alle nuove classi emergenti (industriali e aristocratici). Lo Champagne si è fin da subito inserito nell’alta società, spiazzando anche i grandi Borgogna e Bordeaux, per via dell’aspetto festaiolo e brioso delle sue bollicine. Tutto ciò l’ha reso indubbiamente la bevanda più chic al mondo.

    In sostanza hanno creato un’immagine di prodotto, un marchio, prima ancora del prodotto stesso, e ci sono riusciti anche benissimo.

     

    Luogo di produzione: la (zona) Champagne

    Il terreno è super esclusivo: l’unica zona in tutto il mondo, oltre alle scogliere dell’Inghilterra (che però non avrà la stessa fortuna neanche grazie al cambiamento climatico) ad avere un substrato a composizione calcare e gesso.

    Se dell’unicità del terroir (esposizione, substrato, localizzazione estremo nord per l’allevamento della vite, clima, ecc) ne abbiamo già parlato nel precedente appuntamento a champagne (clicca qui se te lo sei perso), in quest’occasione parleremo di terreno come valore monetario.

     

    Quanto costa un ettaro di terreno in Champagne?

    terreno champagne costi

    sia in acquisto che in affitto; i prezzi del terreno fluttuano di anno in anno ma in genere i prezzi subiscono una costante ascesa verso l’incredibile: circa 1 milione di € per ettaro (!!!), cifre pertanto pressoché livellate a quelle italiane di Barolo, e non parliamo dei costi in Borgogna, tra i 2,5 ai 4 milioni, mentre in Bordeaux la situazione è più stabile che altrove.
    Nell’Italia delle bollicine, tutto un altro registro, si parte dai 300 mila € in Franciacorta.e Prosecco.

     

    E il prezzo delle uve?

    Non se la passano tanto meglio i produttori di Champagne che non hanno terreno proprio ma che acquistano le uve: i cosiddetti Négociant Manipulant. Un chilo di uva, un paio di grappoli per intenderci, è intorno ai 7€, con oscillazioni che aumentano quando l’uva proviene da un Grand Cru, e dentro una bottiglia di Champagne in genere c’è il succo di più di un chilo e mezzo di uva, a differenza di altri metodo classico, come la Franciacorta, dove la quantità è molto inferiore (poco più di un chilo a bottiglia).

     

    Aggiungiamoci i costi finanziari

    In questa voce consideriamo il peso economico, il dato finanziario, per lasciar affinare i vini in cantina prima dell’uscita in commercio. Nonostante infatti i disciplinari prevedano un minimo di 18 mesi di affinamento, non sono solo i millesimati ad uscire in commercio dopo 7 anni. Poi ci sono le edizioni speciali, come nel caso dell’ultimo Dom Perignon uscito in commercio nel 2019 ma prodotto con uve vendemmiate nel 2008. Link
    Un costo che incide circa più del 5% all’anno, aggiungendo i costi derivati dalla gestione dello stoccaggio, oltre i tempi, gli spazi, organizzazione, e ovviamente capitale fermo lunghissimi anni.

     

    Ciliegina sulla torta: costo del marchio, del marketing e spesso della spettacolarizzazione

    champagne e spettacolo

    Qui si parla di grandi maison, di gradi investitori e investimenti in pubblicità, marketing, fashion e chi più ne ha più ne metta fino ad arrivare a collaborazioni con artisti, modelle, cantanti, per promuovere le Limited Edition con firma autografata del testimonial.
    Bottiglie che finiscono nel mercato delle aste, che fanno il giro del mondo e chissà in quale tavola verrà stappata o in quale cantina continuerà a riposare. O magari  continua a girare nel mercato dei pezzi unici, a prezzi stellari e fuori dall’immaginario. (Tutto questo per lo meno prima del Coronavirus)

     

    Il caso di altri Champagne: le piccole Maison

    Poi ci sono anche i piccoli produttori, lontani dai meccanismi di azionisti, ma dentro fino al collo in ogni caso con costi di gestione molto alti.
    In media una buona bottiglia di Champagne di Maison, al produttore costa intorno alle 30€ di cui: 2,50 € l’uva, 2/3€ i costi di processo nella fase di vinificazione, il 5% di costo affinamento, i costi dell’azienda un 3€, 5€ tra bottiglia, tappo, etichetta, 10 € per la comunicazione, brand, promozione.
    Nel caso di piccoli vignaioli, i vini entry level si aggirano dai 10 ai 15 euro. Per bottiglie più preziose come millesimati si arriva al massimo 20 € a bottiglia.

    Se si potesse spesso prendere la macchina e farsi un giro in Champagne, è una grande esperienza visitare piccole maison e acquistare a prezzi di cantina, dopo aver conosciuto di persona il produttore, filosofia, condito il tutto da assaggi in diretta. Un ottimo metodo per avere sempre Champagne in frigo, in quantità!

     

    Gli ultimi anelli della catena

    Solo che c’è da aggiungere tutta una serie di costi di filiera e inizia il percorso tipico di un importatore piccolo o grande. Acquista (nella migliore delle ipotesi) a 10 euro ai quali deve aggiungere 2 euro a bottiglia tra spedizione e pratiche di sdoganamento. Poi deve considerare il ricarico compreso anche delle bottiglie che darà in omaggio per tentate vendite e quelle che andranno perse tra assaggi nelle fiere di settore, degustazioni o reintegri di bottiglie che sanno di tappo. Se l'importatore è piuttosto grande deve considerare oltre a una scala sconti al cliente (dal 10 al 20 %) una percentuale che deve corrispondere all'agente che lo vende (10 %).
    Quindi una cifra di giusto ricarico potrebbe essere dal 60 all'80%.
    Ipotesi : 10 X 70% = 17€ + 2€ = 19€
    A questi va aggiunta l'iva del 22% ovvero 23,18€
    Questo è il prezzo che un rivenditore/enoteca/bar a vin paga una bottiglia di champagne alla quale dovrà applicare un ricarico di almeno il 40 % ovvero 32,45 € che è la cifra di base per acquistare uno champagne.

    Nello Champagne, come in altri prodotti luxury, il concetto è sempre lo stesso: quanto è disposto il pubblico a pagare per avere una bottiglia di Champagne da stappare? La risposta fa il prezzo.

    Non vorremmo mai averti annoiato con questi calcoli ma di questi periodi c'è molto tempo per confrontarsi e a noi fa molto piacere poterlo fare.

    P.s. Non vediamo l’ora di un viaggio in Champagne che consigliamo sempre a tutti. Si compra bene ma soprattutto ci si diverte molto.

    champagne

     

     

    Quindi riassumendo: come districarsi nell'acquisto di Champagne?

    Non c'è purtroppo una risposta univoca ma come abbiamo visto, è l'insieme di fattori come l'immagine che negli anni si è creata, il luogo ricco di calcio, l'esposizione, il clima, il costo del terreno e delle uve, i costi finanziari, il marketing, il costo della distribuzione.

    Tutti elementi che insieme costituiscono la complessità e l'indiscussa ricchezza di un prodotto unico al mondo, seppure con tutti controsensi del caso.

    Prima ancora però bisogna farci i conti in tasca, partendo dalle possibilità di spesa di ognuno e dal proprio metro di valore che si arreca allo Champagne: per qualcuno è una spesa senza senso, per altri potrebbe essere vista come l'occasione della vita bersi un giorno un Clos Du Mesnil magari anche di vecchia annata. Ecco perchè concludiamo questa guida con alcune proposte divise per fascia di prezzo.

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    I nostri migliori Champagne

    Arrivati a questo punto, non possiamo nasconderti il nostro punto di vista. Facciamo finta che tu, che stai leggendo e ci hai sopportato fino a qui, fossi ora nel nostro negozio a Senigallia. Ti guidiamo nella scelta e ti sveleremo i nostri preferiti: le piccole realtà, i piccoli vignaioli che non sono nemmeno chiamate Maison, gli RM (Récoltant manipulant) in primis, dediti alla produzione dalla terra alla bottiglia, o chi, lontano dai macro sistemi economici e di marketing, si dedica al proprio vino e al territorio che lo ospita, insomma, a tutte quelle realtà che il valore glielo da il consenso dell'utente finale e non le passerelle di moda e accordi milionari con il testimonial di turno. Al di là del prezzo, (sempre e comunque il primo punto di partenza in questo grande gap) per noi è l'artigianalità che ci fa scegliere un prodoto piuttosto che un altro.


    Vero, anzi verissimo! Almeno quanto è vero che dentro una bottiglia di Dom Perignon, Krug e tutti i mostri sacri delle grandi bollicine, ci sia sempre un'infinità di emozioni che in pochi sono in grado di regalare e pochi sono i vini che, anche dopo svariati anni, hanno ancora una vitalità disarmante.

     
    A ognuno il suo!

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