Forse un po’ per caso, come trovarsi in un'auto tra Henri Jayer e Aubert De Villaine, o forse per il puro piacere di conoscere, per per istinto rivelatosi poi vincente, per un milione di motivi, ma forse tutto ebbe inizio una mattina in Borgogna, in vacanza con colei che sarebbe diventata anni dopo sua moglie, dopo la notte in una mansarda con una piccola finestra da cui entrava luce e da cui ancora oggi ascoltare Vincenzo che descrive questa cartolina, si vedono i filari precisi e curati della Borgogna e si percepisce dalle sue parole la magia che questo paesaggio sa da sempre evocare.
Poi la sua passione per le piccole cose, per l’eleganza del pinot nero, per la descrizione minuziosa del grappolo e di tutte le sue caratteristiche, per il suo gusto, il succo che gli scivola sulle mani dal grappolo appena raccolto, il suo amore per il territorio da cui proviene, le sue origini umili, ecc ecc, potremmo continuare all’infinito, ciò che conta è che Vincenzo ci ha parlato per ore ininterrottamente, con quella grazia, conoscenza, cultura, umiltà, passione, musicalità, eleganza e dolcezza che ognuno di noi è stato più volte immerso nei suoi racconti a tal punto da immaginarsi dentro la vigna con lui: quei grappoli, quelle gemme, ognuno di noi ieri sera le ha viste. Ipnotico nel senso più positivo che ci sia.