Podere della Civettaja - Vincenzo Tommasi si racconta

un artigiano che ha deciso di fare il vignaiolo

Avere con noi Vincenzo Tommasi di Podere della Civettaja è stata davvero una di quelle esperienze da annoverare tra le più memorabili.

Se qualcuno ci avesse anticipato cosa aspettarci e soprattutto chi aspettarci, non avrebbe mai trovato parole adatte a descrivere un uomo sorprendente, certe persone non si riescono a raccontare ma solo a vivere e per noi questa è stata un’occasione molto preziosa.

Dietro il mondo del vino, di chi il vino lo fa intendiamo, ci sono tante tipologie di produttori, tra questi, i produttori che fanno vini importanti ma che rimangono umili, i produttori che hanno lo scopo di diventare delle star attraverso il vino che producono, e chi si definisce invece “un artigiano che ha deciso di fare il vignaiolo” e alla fine ha anche realizzato vini unici e molto al di sopra delle sue aspettative iniziali.

Ma questo non era di certo il suo scopo, come nel caso di Vincenzo. 

E allora cosa spinse un allora trentenne laureato in agraria, già consulente di diverse aziende, a impiantare Pinot Nero nel Casentino in tempi in cui tutti gli davano del bischero?

Forse un po’ per caso, come trovarsi in un'auto tra Henri Jayer e Aubert De Villaine, o forse per il puro piacere di conoscere, per per istinto rivelatosi poi vincente, per un milione di motivi, ma forse tutto ebbe inizio una mattina in Borgogna, in vacanza con colei che sarebbe diventata anni dopo sua moglie, dopo la notte in una mansarda con una piccola finestra da cui entrava luce e da cui ancora oggi ascoltare Vincenzo che descrive questa cartolina, si vedono i filari precisi e curati della Borgogna e si percepisce dalle sue parole la magia che questo paesaggio sa da sempre evocare.

Poi la sua passione per le piccole cose, per l’eleganza del pinot nero, per la descrizione minuziosa del grappolo e di tutte le sue caratteristiche, per il suo gusto, il succo che gli scivola sulle mani dal grappolo appena raccolto, il suo amore per il territorio da cui proviene, le sue origini umili, ecc ecc, potremmo continuare all’infinito, ciò che conta è che Vincenzo ci ha parlato per ore ininterrottamente, con quella grazia, conoscenza, cultura, umiltà, passione, musicalità, eleganza e dolcezza che ognuno di noi è stato più volte immerso nei suoi racconti a tal punto da immaginarsi dentro la vigna con lui: quei grappoli, quelle gemme, ognuno di noi ieri sera le ha viste. Ipnotico nel senso più positivo che ci sia.

Questo come è nata l’idea di fare il suo Pinot Nero nel Casentino, ma la vera differenza la farà il come.

Il suo nasce come un sogno, non dall’esigenza di un lavoro visto che un lavoro l’aveva, ma come una passione che sempre più forte lo spinge a dedicarsi interamente a questo progetto.

Si definisce un artigiano e forse questa parola non è abbastanza perchè tutto, qualsiasi cosa, è fatta da lui stesso, a mano, con pochissimi strumenti. “Solo così si può apprendere da ciò che si fa”, dalla vite, dalla potatura, dal clima, e anno dopo anno, il bagaglio cresce. Appunta ogni cosa su un taccuino, scritto rigorosamente a mano anche quello, me lo immagino, uno scrigno dal valore inestimabile, come un diario di viaggio, dove si appunta non solo le pratiche, il meteo, le attività giornaliere, ma anche le sue emozioni, gli amici che passano a fargli visita, qualsiasi cosa che in quella giornata l’abbia lasciato affascinato, pensieri, dubbi, episodi di vita. Ogni cosa influisce su ciò che facciamo, ogni scelta è figlia di un’infinità di aspetti ed è tutto ciò che contraddistingue Vincenzo, che lo rende molto più di un artigiano e di un vignaiolo.

La cura delle piccole cose è sempre più meticolosa, la scelta dei grappoli migliori, le rese bassissime, il disinteresse a farne calcoli da ragioneria su quanto un fazzoletto di terra possa produrre. Fin dall’inizio non ha mai perso il suo scopo, fare Pinot Nero, farlo bene, farlo al 100%, a tal punto che lui stesso ora, guardando indietro, si rende conto che ha realizzato il suo desiderio e superato le sue iniziali aspettative.


“Il vino non è arte, è artigianato e noi siamo figli di tutto ciò, il vino è nelle nostre radici, nella nostra cultura, ancora prima nella nostra civiltà.”

E chi gli dava del bischero quando aprì Podere della Civettaja, gli da del bischero ora che lascerà Podere della Civettaja, o meglio lascerà spazio e fiducia a chi continuerà il suo progetto, rimanendo come consulente.

La sua dedizione per il progetto racconta di lui a tal punto che decide, con estrema umiltà e con rispetto anche per coloro che il progetto l’hanno sposato e i suoi vini amati, di far in modo che sulle nostre tavole, si stappi ancora la purezza e l’armonia di Podere della Civettaja.

Ora lasciamo la parola al vino

Della 2014 e 2013 che non ce ne sono più, rimane solo un breve racconto, riduttivo ci rendiamo conto, descrivere il lavoro di un anno in qualche riga, soprattutto quando il lavoro viene fatto così, quando le viti sono creature che Vincenzo sa riconoscere l’una dall’altra, qualcuna, le più care, hanno anche un nome: in tutta Europa la 2014 è stata un’annata fresca, nel Casentino decisamente fredda e interessata da alcune intensità piovose.

Ma come si stanno rivelando adesso tanti 2014 anche in Borgogna il Pinot Nero della 2014 mostrava una bella luce e una bella apertura. Tanti rimandi a profumi di zenzero, di gelso, di cola, con una tensione di bocca supportata da un carattere più tendente al brioso che al serioso.

La 2013 una delle migliori annate dell'ultimo decennio per la Toscana in generale. Qualche debolezza dovuta al tempo passato in bottiglia ma ancora un vino espressivo del carattere di un'annata più generosa con un muscolo e una forza ben in evidenza soprattutto nella fase finale di bocca dove mostrava tutte le sue abilità.

Noi abbiamo avuto un grande privilegio, non solo di assaggiare dalla 2013 alla 2022, ma di esserne guidati dai suoi racconti, dalla sua delicatezza e da quella luce negli occhi di chi racconta qualcosa che ama davvero. Quella luce è tutta nel bicchiere, insieme a un po’ di Bach, di Bob Dylan, di Picasso, di Borgogna, di bellezza in tutte le forme possibili!

Fino a esaurimento scorte, aimè, puoi trovare qui dalla 2015 alla 2022.

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Monica Della Chiara

Amo l'arte in tutte le sue manifestazioni, la bellezza delle piccole cose, il dettaglio che fa la differenza, le cose vere come il vino, ma quello umile e sano! Mi affascinano le storie che si nascondono dentro il bicchiere, le persone che ci lavorano e che solo il vino, quello vero ovvio, sa raccontare. Ho il viaggiare che mi scorre nelle vene, per questo che la parte più intrigante del mio lavoro è viaggiare per cantine. Sono una "godereccia" e il vino è un veicolo per stare insieme, condividere pensieri e divertirsi, sempre!

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