Nel mondo del gin ci sono precise categorie produttive regolamentate da legislatura in ambito di distillazione, in particolare a livello europeo. Comprendere queste differenze è il primo passo per capire cosa stai acquistando e, soprattutto, cosa stai per versare nel tuo bicchiere.
Ecco la mappa definitiva degli stili, dal rigore storico alle evoluzioni contemporanee:
Il re del rigore È il punto di riferimento mondiale per gli amanti del genere "secco". Contrariamente a quanto si pensa, non deve essere prodotto a Londra, ma deve rispettare un processo severissimo:
La Regola: Tutte le botaniche naturali devono essere distillate insieme all'alcol di partenza in alambicchi tradizionali.
Il Divieto: Dopo la distillazione non si può aggiungere assolutamente nulla se non acqua (per abbassare la gradazione) e una quantità minima di zucchero (massimo 0,1 grammi per litro). Nessun aroma artificiale, nessun colorante.
Al Palato: Secco, pulito, con il ginepro che domina incontrastato, spesso accompagnato da note agrumate e speziate. È la scelta perfetta per il Gin Tonic definitivo o per un Martini Cocktail da manuale.
La Libertà Creativa La dicitura "Distilled" offre al mastro distillatore una libertà d'azione molto più ampia, ed è qui che si posizionano molti dei gin artigianali più innovativi sul mercato.
La Regola: Il cuore del distillato viene prodotto come il London Dry, ma con una differenza fondamentale: il produttore può infondere o aggiungere aromi, distillati separatamente, anche dopo la distillazione principale.
Le botaniche vengono immerse direttamente nell'alcol all'interno dell'alambicco (macerazione) e poi distillate. Questo processo estrae gli oli essenziali in modo profondo e robusto.
Il Vantaggio: Questa tecnica permette di preservare botaniche delicatissime (come alcuni petali di fiore o frutti freschi) che verrebbero distrutte dal calore dell'alambicco se distillate insieme al ginepro.
Al Palato: Estremamente vario, profumato e stratificato. Spesso la dicitura "Dry Gin" indica semplicemente che il profilo vira sul secco, ma con una flessibilità produttiva maggiore rispetto al London Dry.
Il ponte con la storia rappresenta l'anello di congiunzione tra i vecchi distillati del 1700 e il moderno London Dry.
La Storia: In passato, i processi di distillazione imperfetti producevano un alcol pungente e sgradevole. Per renderlo potabile, si usava dolcificarlo con zucchero o liquirizia.
Oggi: È un gin leggermente dolcificato, morbido e rotondo.
Al Palato: Meno aggressivo del London Dry, con una dolcezza vellutata che avvolge il ginepro. È l'ingrediente insostituibile per cocktail storici come il Tom Collins o il Martinez.
L'Unica Indicazione Geografica A differenza del London Dry, questo stile è legato a un luogo geografico ben preciso. Per potersi fregiare di questo nome, il gin deve essere distillato esclusivamente nella città di Plymouth, nel sud-ovest dell'Inghilterra (storicamente nella celebre Black Friars Distillery).
Le Caratteristiche: Rispetto al London Dry ha un profilo leggermente meno secco, caratterizzato da note più terrose (dovute a un uso generoso di radice di giaggiolo e angelica) e una spiccata morbidezza fruttata.
- Contemporary / Western Dry Gin:
La nuovafrontiiera È la categoria nata negli ultimi anni per raggruppare i gin di "nuova generazione" (provenienti da Stati Uniti, Europa e Italia).
La Filosofia: Il ginepro fa un passo indietro. Pur rimanendo presente per legge, cede il palcoscenico a botaniche territoriali o insolite: agrumi rari, erbe della macchia mediterranea, spezie orientali o sentori marini.
Al Palato: Un'esplosione aromatica atipica, pensata per chi cerca un'esperienza sensoriale inedita e vuole sperimentare nella miscelazione moderna.
Se cerchi la tradizione pura, punta su un London Dry. Se ami i profumi complessi e le storie del territorio, un Distilled Gin moderno è la risposta che cerchi per dare una svolta al tuo rituale dell'aperitivo.